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Marijuana light cosa pensa L’OMS

Il parere dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla canapa light

Bellastoria si propone come punto di riferimento sull’argomento: marijuana light e su tutte le sue sfaccettature. Dalla storia, alle curiosità, le novità. Ci piace parlare di tutto, noi la canapa light la produciamo ma, non ci limitiamo solo a quello. La passione per questa pianta, ci spinge a ricercare informazioni, pareri che possano interessare i nostri lettori. Oggi l’argomento è certamente tra i più interessanti e ricchi di speranza, non solo per chi come noi produce marijuana light ma per tanta gente, soprattutto per quanti nutrono pèerplessità e dubbi sulla pianta di canapa light.

Un lungo percoso, alla fine del quale, L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto le proprietà mediche della marijuana light, o più precisamente della cannabis ed ha chiesto che venga riclassifficata a livello mondiale.

L’OMS cambia il corso della storia sulla marijuana light

L’ennesimo passo in avanti, da quando nel lontano 1954, la cannabis venne inclusa nella convenzione unica degli stupefacenti. A distanza di più di 60 lunghi anni, il suo status è stravolto, grazie ad un costante lavoro di revisione e studio delle sue proprietà. L’OMS dopo la revisione sulla marijuana light, sta divulgando delle raccomandazioni scientifiche sul valore terapeutico della canapa light e dei suoi derivati.

La storicità di questo evento, cambierà il comportamento di molti governi. Saranno in tanti ad essere influenzati a livello globale sulle decisioni e sulle riforme ispirate a livello nazionale. In modo particolare siamo certi che tutto questo avverrà in maniera più decisa in quei paesi in cui non c’era in atto la vecchia convenzione sulla canapa.

Dice L’OMS

I trattati internazionali sulle droghe hanno a lungo ostacolato le riforme sulla marijuana light a livello nazionale, ora però, le raccomandazioni dell’ OMS invitano ad invertire decisamente la rotta sulla classificazione data dalle Nazioni Unite circa la cannabis appunto. Un segnale forte dicevamo all’inizio di questo articolo, l’ennesimo, che ci fa capire giorno dopo giorno la rivoluzione culturale e non solo, che la pianta di marijuana light sta provocando. Un’erba classificata per anni come stupefacente, ora è tutt’altro che pericolsa, anzi, ci si è resi conto delle sue straordinarie proprietà mediche. Poche cose nella vita hanno avuto un radicale cambiamento, soprattutto se si pensa che si è passati dal negativo al positivo (molto spesso avviene il contrario!).

I consigli dell’OMS sulla marijuana light

Il miglior consiglio suggerito dall’OMS è quello di eleminare dalla categoria più restrittiva (tabella IV) della convenzione unica sugli stupefacenti, la cannabis e la resina. Il Delta-9-tetraidrocannabinolo (THC per gli amici) dovrebbero essere spostati nella tabella I della convenzione del 1961, mentre gli estratti e le tinturedi cannabis dovrebbero addirittura essere rimossi ed inseriti nella tabella III, in quanto preparati farmaceutici contenenti THC.

Un chiarimento è stato fatto anche sul valore del THC che, nei preparati a base di CBD, in cui il tetraidrocannabinolo ha un valore al massimo dello 0,2% non sono sotto controllo internazionale. Già precedentemente L’OMS si era espressa sull’argomento, evidenziando che il CBD non va incluso nella convenzioni internazionali; tuttavia chiede di rendere ancora più chiaro questo passaggio.

C’è ancora da attendere e da sperare

Tutto molto bello vero? Ma bisognerà attendere ancora un po’ perchè si possa avere un riscontro legislativo. Certamente è un risultato epico, quello espresso dall’OMS e che dovrà sicuramente essere preso in seria considerazione, dal mondo intero. La primavera del 2020 segnerà una data importante, alla luce di quanto appena affermato, precisamente a marzo, la Commissione ONU sugli stupefacenti vedrà protagonisti i singoli paesi che, voteranno se accettare o meno le raccomandazioni dell’OMS sulla marijuana light, cannabis che dir si voglia e sui suoi derivati.

Mariujana terapeutica

Un progetto cileno per il consumo di mariujana terapeutica

Si parla molto negli ultimi anni di mariujana usata nella medicina, molti sono i libri e le informazioni che si possono trovare sul consumo di canaplight per pazienti con patologie molto gravi come ad esempio il cancro.

In America, uno scrittore, ha evidenziato come agli inizi del 1900 i morti per cancro, fossero pochissimi rispetto a quelli registrati nel 2010 negli stessi USA.

Un’autorevole rivista medica ha pubblicato un grafico che mostra il mutamento delle cause di morte degli ultimi 100 anni. Polmonite, influenza, tubercolosi hanno lasciato il posto ad infarti e cancro.

Cento anni di storia non sono poi così tanti per avere uno stravolgimento così importante, soprattutto nei numeri più che nelle cause.

Non siamo certamente una rivista medica e non vogliamo entrare nel dettaglio, tuttavia ci chiediamo come mai determinate patologie e malattie un tempo quasi inesistenti ora sono diventate le maggiori cause al mondo di decessi.

Poiché le motivazioni, così come le diverse scuole di pensiero sono molte e spesso contrastanti, lasciamo ad ognuno, la facoltà di rispondere nella maniera che meglio crede a questa domanda.

Ciò che vogliamo trasmettere, è un messaggio positivo legato ad un’associazione cilena, che ha voluto iniziare un percorso molto particolare per l’informazione e distribuzione di cannabis per uso terapeutico.

I beneficiari di questo progettto innovativo sono certamente i pazienti, non solo del Cile ma di altri paesi del Sud America.

Funziona così: la mariujana terapeutica è accessibile per tutti gli utilizzatori che, fornendo una documentazione medica comprovante la patologia, contestualmente ad un documento d’identità e ricetta medica, possono trasmettere il tutto per email, ottenendo un codice (tipo coupon) che gli garantirà uno sconto del 50% sull’acquisto di mariujana per uso terapeutico.

Chiaramente tutto questo è attuabile negli stati che non prevedono restrizioni, anche sull’importazione di semi. Il programma infatti prevdere lo stesso tipo di sconto anche per l’eventuale acquisto di sementi di canapalight da coltivare per il proprio consumo terapeutico personale.

Gli ideatori di questo “Medical Program” ci dicono essere stati travolti dalle richieste che hanno ricevuto dagli utilizzatori terapeutici, i quali, hanno inoltre condiviso le loro esperienze su come la cannabis li abbia aiutati nella loro malattia.

Il messaggio finale che si è potuto estrapolare dai racconti dei malati, è che ogni paziente che consuma la mariujana medica può garantirsi una continuità terapeutica ed una qualità di vita migliore nella malattia.

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